Artículo: TERENZUOLA, DOVE DUE TERRITORI SI INCONTRANO

TERENZUOLA, DOVE DUE TERRITORI SI INCONTRANO
Tra Toscana e Liguria, tra mare e monti: un luogo di confine dove il vino prende una direzione tutta sua.

Ci sono cantine dove la visita comincia quando parcheggi. Da Terenzuola, invece, inizia molto prima: la strada per arrivare a Fosdinovo, tra curve, piccoli borghi, case in pietra e scorci sul mare, è già parte dell’esperienza. Qui la Toscana cambia volto: è una terra di confine, sospesa tra il mare e i monti, tra Toscana e Liguria.
Il percorso per arrivare a Fosdinovo è già parte dell’esperienza: si sale progressivamente sulle colline della Lunigiana e, man mano che si prende quota, il paesaggio cambia. La strada si fa più stretta e sinuosa, compaiono piccoli borghi, case in pietra, agriturismi, ristoranti e B&B immersi nel verde. È uno di quei percorsi in cui viene spontaneo rallentare, perché a ogni curva si apre una vista diversa e cominci a capire che il vino che andrai ad assaggiare non può essere separato da questo paesaggio.
Ad accoglierci ci sono Ivan Giuliani, proprietario e vignaiolo di Terenzuola, insieme alla sommelier Rita Mannella, che ci accompagnerà nella visita e nella degustazione.
Leggere il territorio prima ancora di berlo
Terenzuola nasce nel 1993 e oggi lavora su circa 25 ettari distribuiti su tre territori: Colli di Luni, Cinque Terre e Candia dei Colli Apuani. La scelta aziendale è molto netta: lavorare con varietà autoctone. Il Vermentino bianco è il protagonista, ma accanto a lui ci sono Vermentino nero, Pollera nera e Massaretta.
Una delle cose che mi ha colpito di più è il progetto Vitiarium, il vigneto collezione nato nei primi anni duemila in collaborazione con l’Università di Pisa.

Qui sono state recuperate varietà storiche ormai quasi dimenticate, come Massaretta, Pollera nera, e Picetta bianca e rossa. Non è semplicemente conservazione: è memoria, ricerca e anche una piccola banca del seme, perché il materiale vegetale può essere propagato e riportato in vigna.
Nei Colli di Luni i vigneti cambiano salendo e scendendo di quota. Nella parte più alta ci sono circa sei ettari di Vermentino, il cru storico aziendale da cui nasce il Fosso di Corsano. Qui i suoli sono scistosi e ricchi di scheletro, con un pH molto basso. È una caratteristica che aiuta a mantenere freschezza, acidità e quella sensazione minerale che poi ritroveremo nel bicchiere.
La vendemmia è manuale e sul Vermentino il lavoro è particolarmente interessante perché non si cerca una sola maturità. Si fanno più passaggi: una prima raccolta per costruire la base acida, una seconda a maturità e un’ultima verso fine settembre, quando gli acini sono più concentrati.
La gestione del vigneto segue una logica sostenibile, con sovescio e inerbimento alternato per lavorare sulla fertilità del suolo, proteggerlo dall’erosione e aiutare a trattenere l’umidità. L’irrigazione non viene utilizzata, salvo per le piante molto giovani.
C’è poi un altro aspetto che fa parte della visione di Terenzuola: la filosofia del recupero. A Terenzuola sembra esserci una certa insofferenza per lo spreco e, quando qualcosa può essere recuperato, trasformato o mantenuto in uso, si cerca di darle una nuova funzione. Negli spazi della cantina, questa filosofia è evidente: il vecchio fienile dei nonni di Ivan è stato recuperato e trasformato nella cantina dei bianchi, mentre nella parte più antica sono rimasti i vecchi cementi e le strutture della cantina storica. È un modo di intendere la sostenibilità molto concreto, poco esibito: conservare, riutilizzare, intervenire solo quando serve. In fondo, è la stessa idea che ritorna anche nel vino: less is more.
La cantina,precisione senza fare troppo
La cantina è costruita su quattro livelli e sfrutta la gravità. È una scelta tecnica ma anche filosofica: meno pompe, meno movimentazioni, meno stress per uve e vino. I bianchi vengono lavorati in acciaio, cercando precisione, pulizia e freschezza. I rossi partono invece principalmente dal cemento naturale, non vetrificato e non resinato: un materiale che permette una lenta evoluzione senza coprire il carattere varietale con aromi di legno.
Sui bianchi la pressatura è molto delicata e può essere preceduta da una breve macerazione in pressa. Una delle presse lavora anche con azoto, creando un ambiente inertizzato che limita l’ossidazione. Poi arriva uno degli aspetti più interessanti della filosofia Terenzuola: “less is more”. I vini affinano sulle fecce e il deposito viene mantenuto in sospensione attraverso agitazioni controllate. Non è un non-intervento assoluto: è, piuttosto, un intervento preciso sul dettaglio, con l’obiettivo di costruire grassezza, complessità e soprattutto capacità evolutiva.
In questi vini ritrovo una parte importante della visione di Ivan: le sue radici piemontesi, dove l’eleganza e la capacità di evolvere sono parte della cultura del vino, e la sua passione per i grandi bianchi alsaziani. È una sensibilità che porta dentro il territorio della Lunigiana e che ritrovo soprattutto nel Vermentino: nei Pini di Corsano, e ancora di più nella sua evoluzione in bottiglia, emergono profondità e complessità che normalmente associamo ai Riesling. Ed è proprio lì che arrivano quelle note di idrocarburo, resina e mineralità che fanno leggere il Vermentino con occhi completamente diversi.
La degustazione: il Vermentino che non ti aspetti
Il filo conduttore: eleganza ed evoluzione

Fosso di Corsano 2025 - Vermentino DOC Colli di Luni
Il primo calice è il Fosso di Corsano 2025. La prima cosa che mi arriva è la salivazione: è un vino molto minerale, sapido, con un’acidità che resta a lungo sul palato. La vigna si trova su suoli scistosi e rocciosi, con un’eccellente acidità, e questo permette di spingere di più la maturità senza perdere freschezza. Nel calice è giallo paglierino con riflessi verdolini, tenue e luminoso. Al naso sento mela verde, agrumi e macchia mediterranea, poi una nota vegetale di erba fresca. È un vino intenso, ma allo stesso tempo molto elegante. Non è il Vermentino “tradizionale” tutto fiore e frutto: qui sento più mineralità, sale, pino e resina, con una profondità quasi balsamica.
Il 2025 è stata un’annata complicata, con un’estate molto variabile e tanta pioggia a settembre, che ha costretto a vendemmiare prima della maturazione ideale. Eppure nel bicchiere questa difficoltà si traduce in freschezza ed eleganza.
La verticale: 2021, 2019 & 2017

È qui che, per me, la degustazione diventa davvero interessante. I tre vini cambiano progressivamente: il colore diventa più dorato e anche il profilo aromatico si trasforma. È una di quelle verticali che ti fanno capire il vino non soltanto assaggiandolo, ma vedendolo evolvere nel bicchiere.
Il 2021 è ancora molto vivo e luminoso, con un colore giallo paglierino brillante che comincia a mostrare leggere sfumature dorate. Al naso sento tantissime erbe aromatiche, macchia mediterranea, idrocarburo e resina. Al palato è ancora super vivo, con un’ottima freschezza e una bella sapidità, accompagnate da una dolcezza iniziale che racconta l’evoluzione del frutto. E poi arriva quel finale ammandorlato, con la tipica nota amaricante che ricorda la mandorla e la parte bianca dell’agrume.
Il 2019 è quello che mi ha colpita tantissimo. Già nel calice è luminoso, con un colore giallo paglierino che inizia a mostrare la sua evoluzione. È un vino molto equilibrato, con una bellissima verticalità, profondo e persistente. Al naso sento una parte più morbida, con un sentore di miele fresco e camomilla, insieme a una componente minerale ed erbacea che gli dà tensione. In bocca è ampio ma non perde mai slancio: la morbidezza è perfettamente sostenuta dalla freschezza e dalla mineralità. È proprio questo equilibrio tra freschezza, sapidità e verticalità che mi ha conquistata. È uno di quei calici che continuerei a bere senza stancarmi.
Il 2017 è diverso. È stata un’annata molto calda e le uve sono state disidratate, quindi troviamo più concentrazione. Nel calice il colore è giallo dorato e il vino è consistente. Sento tanto idrocarburo, resina e fiori secchi, poi pesca e frutta più polposa. È più dolce, più potente e anche più impegnativo, ma proprio per questo mi sembra molto interessante per capire l’evoluzione del Vermentino.
La parte che trovo più affascinante è vedere come il Vermentino cambia con il tempo, con l’evoluzione possono dare note di idrocarburo, pietra focaia e resina. E in bocca arriva anche quella tipica nota amaricante, quasi di mandorla e di parte bianca dell’agrume. Sono profumi che, soprattutto nella verticale, mi fanno leggere il Vermentino in modo completamente diverso.
I Pini di Corsano 2024 - Vermentino DOC Colli di Luni Superiore
I Pini di Corsano nasce dallo stesso vigneto del Fosso, ma da una selezione della parcella storica sotto i due pini simbolo della cantina, individuata tra circa venti particelle per la sua maggiore acidità. È una produzione molto piccola, di circa 1.300 bottiglie.
Nel calice si presenta giallo paglierino intenso, vivace e luminoso. Al naso trovo subito una bella componente di erba fresca ed erbe aromatiche, accompagnata da agrumi, una sensazione minerale e quella nota salina che ritorna anche al palato. È un profilo molto preciso e verticale, con una profondità che già fa intuire la sua capacità di evolvere.
Il Vermentino viene raccolto per ultimo, a fine settembre, e vinificato con 48 ore di macerazione in pressa, 6-8 mesi sulle fecce e un anno in bottiglia. In bocca lo sento più grasso e morbido all’ingresso rispetto al Fosso, ma subito sostenuto da un’ottima spalla acida e da una bella sapidità. È pieno ma non pesante, con una progressione molto lunga e una chiusura fresca e minerale. È qui che capisco davvero quanto può evolvere il Vermentino: non è soltanto un vino da bere giovane, ma un bianco capace di acquistare complessità e profondità con gli anni.
Permano 2023 - Vermentino e Trebbiano IGT Costa Toscana
Poi cambiamo completamente paesaggio e arriviamo a Candia dei Colli Apuani, sotto le cave di marmo di Carrara. Qui la viticoltura è eroica: circa 400 metri, terrazzamenti e lavoro manuale. Il vino nasce da vecchie vigne miste, con numerose varietà autoctone piantate e raccolte insieme. La macerazione avviene a cappello sommerso per circa un paio di settimane: più un’infusione che un’estrazione aggressiva.
Per me, è stata una bellissima scoperta aromatica. Ho ritrovato un sentore che raramente incontro nei vini e che mi ha riportato direttamente alla mia infanzia in Messico: la guayaba. Era così netto, così chiaro, che sembrava quasi di stare mangiando guayaba. Un profumo esplosivo, capace di aprire una marea di ricordi belli.
La Nerine 2023- Vermentino Nero IGT Toscano
Il Vermentino Nero è stata un’altra bella sorpresa della degustazione. È una varietà autoctona della provincia di Massa-Carrara, ancora oggetto di studio sulla sua origine genetica. Terenzuola ha creduto in questo vitigno già vent’anni fa, quando il gusto dominante cercava rossi molto più potenti e tannici.
Il nome La Nerine richiama un fiore delicato, dal colore rosa amaranto, che sboccia dopo le tempeste. Una fioritura particolare, quasi un simbolo di rinascita, che ritrova nel nome e nel colore del vino il suo richiamo.
Nel calice è rosso amaranto tenue, vivace. Al naso è vegetale e fragrante, con sentori di fragola, ribes e ciliegia. Al palato mi colpisce subito per la freschezza: è un vino da 12,5% vol, agile e piacevole, con una struttura sostenuta soprattutto dall’acidità più che dal tannino. Mi dà quasi l’impressione di un bianco. È un rosso che berrei anche leggermente fresco e che trovo molto versatile. Un vero passepartout.
La Merla 2023 - Canaiolo IGT Toscano
Il rosso storico di Terenzuola, da Canaiolo nero, biotipo locale della Lunigiana, con Massaretta a completare la struttura. Il nome richiama l’“uva merla”, così chiamata localmente, e anche i giorni della merla, quando il vino viene tradizionalmente fatto uscire.
Nell’annata assaggiata, la 2023, il colore è rosso rubino intenso e vivace. Al naso il frutto è più scuro rispetto al Vermentino Nero, con note di ciliegia scura e marasca, accompagnate da un legno presente ma perfettamente integrato. Al palato mi sorprende per la sua eleganza: è morbido e persistente, e si scioglie in bocca più di quanto il naso faccia immaginare.
Forma Alta 2022 - Costa Toscana
Forma Alta 2022 è un vino verticale, da Vermentino Nero e Massaretta. Nel calice è rosso rubino intenso e vivace. Al naso sento ciliegia, peonia e una delicata nota terrosa. Al palato mi sembra una lettura più profonda e strutturata del territorio: è fresco con una bella struttura ben sostenuta dall’acidità. Mantiene quella tensione e quella freschezza che ritornano come filo conduttore nei vini di Terenzuola.
Una visita che mi ha lasciato la sensazione di aver incontrato un territorio autentico, capace di esprimersi attraverso vini eleganti, profondi e in continua evoluzione.
A Terenzuola ho capito che il tempo, quando è rispettato, può diventare uno degli ingredienti più belli del vino.

